Inginocchiarsi davanti agli uomini

Inginocchiarsi davanti agli uomini

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Campionati Europei di Calcio 2021




L'inginocchiarsi prima delle partite di questi campionati europei di calcio è soltanto una sottomissione passiva e acritica ad una mera ideologia politica; ideologia che pone in essere, essa stessa, una discriminazione aprioristica e vergognosa, affermando che la mancanza di genuflessione costituirebbe di per sé indice di razzismo.

Ma il razzismo, in ogni sua forma, altro non è che “una discriminazione aprioristica e vergognosa”. Siamo dunque al paradosso, alla follia che diventa ideologia politica. La storia del fascismo e del nazismo dovrebbe averci insegnato qualcosa, ma a quanto pare la gran parte della popolazione mondiale alle lezioni di storia non ci andava oppure era distratta, MOLTO distratta, perché quella follia si sta ripetendo – o meglio, rinnovando – proprio davanti ai nostri occhi, oggi, un secolo dopo. Eppure “sembra” che in pochi se ne rendano conto, mentre la gran parte si conforma e tace.

È però difficile comprendere come una moltitudine di persone, apparentemente e presumibilmente provviste di capacità raziocinante quantomeno nella media, possa così docilmente accettare di prestarsi a praticare un atto così avvilente e lesivo della dignità dell'essere umano. Perché quello di inginocchiarsi non è semplicemente UN atto di sottomissione, ma la storia – sempre quella – ci insegna che, da che il mondo è mondo,

Ma allora, come è possibile che sia così facile accettare di prestarsi ad una simile pratica?!... A tal proposito, lo scrittore e filosofo russo Fëdor Dostoevskij (1821-1881) osservava tanto semplicemente quanto perentoriamente che:

«L'uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa. Per cui, se l’uomo rifiuta Dio, allora si inginocchia davanti a un idolo.» — Fëdor Dostoevskij

Ma se questo spiega il comportamento della “massa”, si resta comunque meravigliati, per non dire basiti (si può ancora dire “basiti”?!) come sia possibile che così pochi si ribellino. Ebbene, sempre negli scritti dello stesso Dostoevskij troviamo anche la risposta, in forma di “triste ma facile predizione futura”, che vediamo – ahinoi – avverarsi nei nostri tempi e che spiega perché mai non assistiamo ad una sollevazione di scudi generale contro una simile aberrante manifestazione di “bovinità intellettuale”:

«La “tolleranza” arriverà un giorno ad un livello tale che alle persone intelligenti sarà di fatto vietato esporre qualsiasi riflessione per non offendere gli imbecilli.»  — Fëdor Dostoevskij


Fëdor Dostoevskij

Non sapeva, Dostoevskij, “come” una simile “tolleranza bovina” sarebbe stata imposta al mondo intero, ma era certo che in un modo o nell'altro ci saremmo arrivati. E, purtroppo, ha visto giusto. L'invenzione del “politicamente corretto” è stata l'arma principale con la quale giorno dopo giorno, col metodo del “goccia dopo goccia”, l'umanità è stata (e continua ad essere) assuefatta e “addestrata” a tollerare l'intollerabile, ad accettare ciò che non molti anni addietro sarebbe stato considerato da tutti inaccettabile, fino al punto di considerare inevitabile persino l'iniquità dilagante che permea la società mondiale di oggi. In altre parole, riassumendo per gli incliti: col grimaldello del “politicamente corretto”, applicato secondo la semplice “strategia della gradualità”, sono riusciti ad abbassare artatamente la “finestra di Overton” del cittadino medio fin sotto la suola delle sue scarpe.

Per concludere, vale la pena di ricordare che secondo Aristotele la genuflessione fra esseri umani è un atto “barbaro”, indegno per chiunque, non soltanto per chi si genuflette, ma ancor più per chi quella genuflessione la richiede, dimostrando in tal modo di essere affetto da delirio di onnipotenza, oppure di essere del tutto “incivile”, ossia un barbaro, appunto.